JE SUiS

26 ottobre 2017 ,
Opera vincitrice al concorso internazionale "Premio Adrenalina" di Roma -2017 - per la sezione fotografia.

Il Golgota era una collinetta appena fuori Gerusalemmem dove Gesù venne crocifisso. È conosciuta anche come Calvario e , sia nell’aramaico Gûlgaltâ che nel latino Calvaria, il suo nome significa “Luogo del cranio”, o del “teschio”, per indicare forse la forma del colle, o più probabilmente il fatto che proprio là vemovano crocifissi i condannati a more. Fonti risalenti al grande filosofo cristiano Origene collocano nel Golgota la sepoltura di Adamo, tanto che diverse iconografie raffigurano il teschio del Primo uomo ai piedi della Croce del Cristo.

In questa fotocomposizione, Antonio Delluzio trasforma il Golgota in una montagna di rifiuti inorganici, novelli simboli di morte per il Nuovo Adamo, come tradizionalmente veniva indicato Gesù quale fondatore della nuova umanità redenta. Scorie del consumismo che avvelena il mondo con i suoi eccessi e la sua indifferenza alla sacralità del Creato: il sacrificio del Figlio di Dio viene così contaminato dall’indifferenza dell’uomo-consumatore che porta al suicidio cosmico.

La vocazione artistica del leccese Antonio Delluzio trova prima realizzazione nel diploma all’Accademia di Belle Arti e poi in quella di Comunicazione. Pur continuando a dipingere e fotografare, però, la sua professione si indirizza in altri campi, sia creativi (collabora alla prima versione online del “Corriere della Sera” e realizza illustrazioni) e sia tecnici, entrando nel mondo delle web farm. Ma non abbandona l’arte e partecipa ad alcune collettive, fino ad approdare a “Jesus 3.0 con questo suo “JE SUiS” che, a dispetto dell’iniziale sconvolgimento del Cristo crocifisso piantato nei sacchi della spazzatura (o forse proprio per questo…) invita alla denuncia verso l’indifferenza della società contemporanea che, trasformata in massa arida o solo disgustata, si ritira nel proprio guscio senza accorgersi che ormai disperatamente contaminato anche quello. E Delluzio ci ammonisce al pari degli antichi sapienti, cosciente che nessuno potrà redimersi finchè tutta l’umanità non sarà redenta.

Carla Isabella Elena Cace

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